Quando periferia vuol dire cultura

Posted by on marzo 16, 2015 in Iniziative CdQ, Vita di quartiere | 0 comments

Quando periferia vuol dire cultura

Nell’accogliente cornice della Biblioteca Rugantino, “presidio” culturale del nostro territorio, il Comitato di quartiere Torre Spaccata ha promosso, giovedì 12 marzo 2015, un incontro con la prof.ssa Rita Pomponio scrittrice, studiosa e giornalista, che ha presentato il volume ROMA MUNICIPIO VI – Storia Antichità Monumenti (Saggio storico-archeologico).

La risposta è stata al di sopra delle aspettative: grande partecipazione e vivo interesse per il racconto che l’autrice ha proposto, accompagnando i presenti in un affascinante itinerario nei luoghi molto spesso sconosciuti del nostro Municipio, in cui sono custoditi dei veri e propri tesori storico-archeologici.

In apertura, la vicepresidente del Comitato di quartiere Antonella Manotti, ha voluto sottolineare come l’impegno del CDQ, non si misura solo dalle denunzie contro il degrado delle strade, la scarsa manutenzione delle aree verdi, la mancanza di spazi pubblici e via dicendo, ma anche nel favorire tutte le occasioni per migliorare la qualità della vita del territorio, con iniziative di aggregazione, di impegno sociale e culturale, perché si può fare “cultura a costo zero”, anche nei quartieri di periferia. Quel termine “periferia”, che si traduce – spesso – in una serie di stereotipi negativi e pregiudizi; trasformandosi in un aggettivo che indica una condizione, più che rappresentare a volte un luogo fisico: periferie che diventano aree marginali della città, luoghi dell’emarginazione e del degrado. Invece la nostra periferia è ROMA. (cfr. l’iniziativa del Comune Roma è tutta Roma)

Incontro prof. ssa Pomponio

Così la prof.ssa Pomponio ha voluto introdurre il suo intervento, ricordando l’interesse suscitato nei tanti studenti che ha avuto modo di incontrare nell’ambito del progetto, da lei stessa promosso, per far conoscere le innumerevoli vicende storiche, le antichità e i monumenti, nonché l’origine dei curiosi toponimi del territorio che per molti di noi rappresentano le proprie ‘radici’, la ‘terra natia’: “Ma che spesso lasciano l’amara impressione di essere stati catapultati in una terra di nessuno, priva di storia, che non era e non è, né città né paese…”.
“È un amore incontenibile – ha detto – quello che mi ha spinta a scrivere di questi luoghi spesso dimenticati e, ancor peggio, sconosciuti persino ai romani”.

Uno dei capitoli del libro è interamente dedicato all’antica città di Gabii, centro culturale di primaria importanza: nell’antica e colta Gabii, una delle più importanti città del Lazio arcaico, fondata prima di Roma, fu rinvenuta la più antica iscrizione in greco mai ritrovata e, narra la leggenda, luogo in cui il pastore Faustolo mandò a studiare i due famosi gemelli Romolo e Remo.

Riferendosi ai monumentali acquedotti che conducevano l’acqua a Roma, scopriamo ad esempio che ben sette attraversavano il nostro territorio; come il monumentale Ponte Lupo, un antico manufatto (lungo 135 metri e alto 31,60 metri) che rappresenta uno straordinario esempio di ingegneria idraulica, destinato a trasportare lo speco dell’acquedotto Marcio costruito nel 144 a.C., che si erge tra le splendide valli di San Giovanni in Campo Orazio, ove scavalca il Fosso dell’Acqua Rossa, dal quale prende le acque anche una suggestiva cascata con un salto di oltre cinquanta metri!

Curiosità: la splendida Fontana di Trevi, nota in tutto il mondo, altri non è che la “mostra”, ossia la parte terminale, dell’acquedotto Vergine le cui sorgenti scaturiscono in località Salone!

Incontro prof. ssa Pomponio

Ma nel nostro Municipio – ci fa scoprire ancora l’autrice – si ergevano ben sei castelli, tre dei quali sono sopravvissuti al tempo: quello di Torrenova, quello di San Vittorino e quello di Lunghezza. All’interno di quest’ultimo, nel 1297, venne firmato uno tra i più famosi documenti del tempo, il cosiddetto “Manifesto di Lunghezza”, un atto di protesta dei cardinali contro l’elezione al pontificato di Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani.

Vi sono poi innumerevoli torri medievali; una catacomba del IV secolo; i due ponti più antichi di Roma, Ponte di Nona e Ponte del Giardino; l’avveniristica chiesa di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca e il grande Santuario della Madonna di Fatima a San Vittorino.

E che dire della famosa tavola rotonda che si svolse nel Castello di San Giovanni in Campo Orazio nell’autunno del 1378, tra gli ambasciatori della sovrana Giovanna I d’Angiò regina di Napoli – che parteggiava per l’antipapa Clemente VII – e i cardinali fedeli al papa Urbano VI, tra i quali c’era anche Santa Caterina da Siena, fidata consigliera del papa, inviata probabilmente in veste non ufficiale dallo stesso Urbano VI. L’incontro fu voluto nel tentativo di scongiurare quello che passerà alla storia come il Grande scisma d’Occidente.

“Ma ciò che emerge da queste ricerche – ha affermato la prof.ssa Pomponio – è constatare come questo territorio sin dai tempi più remoti, sia sempre stato un fulcro della cultura e dell’istruzione: abbiamo detto di Gabii che si può considerare la Oxford del mondo antico; alle prime scuole sperimentali avviate nell’Agro Romano per i figli dei contadini, aperte, nel primo decennio del Novecento, una in località Torre Spaccata e due scuole-capanna a Lunghezza e a Pantano Borghese. Per arrivare alla realizzazione, avvenuta nei primi anni Ottanta, del più moderno e attrezzato Liceo di Roma, l’Amaldi, che ospita circa 1200 studenti alla nascita di quello che oggi risulta essere il più grande Campus Universitario d’Europa: l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Le spiegazioni sono state intervallate dalla proiezione di molte fotografie che riprendevano i luoghi descritti. Vivo interesse hanno suscitato quelle dei fotografi al seguito delle truppe alleate che documentavano l’entrata a Roma dell’esercito americano guidato dal Generale Mark Wayne Clark, scattate nei pressi della Stazione di Centocelle e lungo la via Casilina[1].

Incontro prof. ssa Pomponio

A conclusione dell’incontro diversi cittadini presenti hanno sollecitato il CDQ a ripetere analoghe iniziative ed hanno offerto la loro collaborazione; questo è per tutti noi motivo di grande soddisfazione, perché siamo convinti che la ragion d’essere del Comitato risieda proprio nella partecipazione attiva e nell’interesse dei cittadini nel costruire una collettività che abbia a cuore il bene comune.

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[1] Sulla presenza del generale Clark a Torre Spaccata, vi segnaliamo il documentato articolo di Stefano Vannozzi: LA CASERMA PICCININI DI VIA CASILINA . Quanta storia intorno alle “casermette” di Torre Spaccata

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