La nascita di Torre Spaccata – II parte

Posted by on aprile 15, 2015 in Storia del quartiere | 1 comment

La nascita di Torre Spaccata – II parte

L’INA-Casa a Roma

A Roma, in particolar modo, il piano INA-Casa divenne qualcosa di estremamente familiare nel periodo del dopoguerra. Coordinato, nell’aspetto architettonico, da Arnaldo Foschini, questi affidò i nuovi quartieri INA-Casa ad alcuni dei migliori architetti romani, come Libera, De Renzi, Ridolfi, affiancati da Ludovico Quaroni e Saverio Muratori e dai più giovani Mario Fiorentino, Carlo Aymonino, Carlo Melograni.
Nell’arco di due settenni di realizzazioni Roma assisté ad un complesso numero di interventi: tanti quartieri della città ammirarono la nascita di nuove costruzioni, singole abitazioni, ma anche estesi insediamenti. Senza dimenticare anche la cancellazione di varie zone piene di baracche e di degrado abitativo e sociale.

Elenco dei quartieri INA-Casa a Roma [tra parentesi le date di progettazione e realizzazione]:
Valco San Paolo [1949-52], Tiburtino [1949-52], Tuscolano [1949-52], Villa Gordiani [1949-52], Ponte Mammolo [1957-62], Acilia [1958-60], Colle di Mezzo [1958-60], ed infine, Torre Spaccata.

Quartieri INA-Casa a Roma

Quartieri INA-Casa a Roma

 

Per la descrizione di Torre Spaccata, si riporta quanto contenuto in: “Guida ai quartieri romani INA-Casa – Dieci brevi itinerari attraverso i quartieri INA-Casa realizzati a Roma dal 1949 al 1960”, a cura di Maria Margarita Segarra Lagunes e Rosalia Vittorini, Gangemi editore[1].

TORRE SPACCATA

Progetto urbanistico: Plinio Marconi.

Progetto architettonico: Plinio Marconi (capogruppo) con Claudia Agostini, Massimo Battaglini, Giorgio Costadoni, Renzo Del Debbio, Franco Tenca. Serena Boselli (capogruppo) con Giovanni Battista Azzone, P. Inverardi, Mario Magistrelli, Bruno Parboni, Galeazzo Ruspoli. Gino Cancellotti (capogruppo) con Luigi Brusa, Lucio De Gasperis, Mario Zanetti. Massimo Castellazzi (capogruppo) con Cherubino Malpeli, Renato Bertinelli, Vasco Fadigati, G. Macrì, Pietro Morresi. Eugenio Montuori (capogruppo) con Leo Calini, Giorgio Callegari, Giustino Cantamaglia.
Vittorio Ballio Morpurgo (capogruppo) con Francesco Berarducci, Alberto Betti, Michele Gargano, Rodolfo Rustichelli, Giorgio Santoro. Giuseppe Nicolosi (capogruppo) con F. Allegra, Maria Bompiani, Renata Gini, Claudio Sarno. Mario Paniconi (capogruppo) con Ettore Laccetti, Claudio Pranzo, Renato Sirabella. Vincenzo Passarelli (capogruppo) con Fabrizio Falchetti, Lucio Passarelli, Fausto Passarelli, Alessandro Samuelli. Giulio Pediconi (capogruppo) con Bruno Begnotti, Oreste Gargano, Antonio Piraino.

Committenza/Soggetti promotori: Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato (INCIS), Istituto Nazionale previdenza Sociale (INPS).

Anno di progettazione: 1958
Anno di realizzazione: 1960
Superficie 31,2 ha
Abitanti 11.200
Alloggi 2.000 (vani 11.154)

Piantina Torre Spaccata

Piantina INA- Casa a Torre Spaccata

Fiancheggiato dalla via Casilina, qualche centinaio di metri oltre il Mausoleo di Sant’Elena e il parco archeologico di Centocelle (km 9,200), sorge il quartiere di Torre Spaccata, che prende il nome dall’omonima torre medievale, oggi allo stato di rudere, sorta sui resti di un sepolcro di epoca romana. Realizzato durante il secondo settennio, il complesso è stato progettato da Plinio Marconi, coordinatore di ben dieci gruppi di progettisti.

La folta vegetazione oggi esistente negli spazi comuni, costituita prevalentemente da pini marittimi, nonché l’uso della cortina di mattone, spesso trattata a formare superfici traforate e alternata a elementi strutturali in cemento armato a vista, conferiscono all’insieme carattere unitario, sia pure nell’ampia varietà e autonomia delle soluzioni proposte, che hanno richiesto l’impegno di cinquanta progettisti per la definizione dei settantaquattro edifici in programma. La scarsa attenzione che la storiografia ha prestato all’intervento, confermata dall’esiguità delle pubblicazioni inerenti i singoli progetti e accentuata dalla parziale dispersione della documentazione originale, lascia per ora delle incognite relativamente all’attribuzione di alcuni dei fabbricati.

Solcato da viale di Romanisti, che lo divide drasticamente a metà, il quartiere si dispiega sul terreno pianeggiante, destinando l’area centrale, già segnata dalla profonda intrusione della Caserma “Vincenzo Piccinnini”, ai servizi comuni: chiesa (G. Nicolosi), scuola (P. Marconi), asilo, mercato, uffici del quartiere. Gli edifici residenziali, per la maggior parte in buone condizioni di conservazione, non si discostano dagli schemi emanati dall’INA-Casa per quanto riguarda le soluzioni planimetriche degli alloggi. Generalmente, all’interno dei singoli lotti, vengono accolti edifici progettati da altri gruppi, con ciò favorendo un’integrazione più organica tra i differenti insiemi. I corpi edilizi, collocati in maniera quasi mai coincidente con il filo stradale, si ispirano alle precedenti esperienze scandinave e rispondono a tipologie a torre e in linea, a tre, cinque e fino a sette piani, disposte a formare, nel cuore degli isolati, ampie corti verdi protette.

Percorrendo il viale dei Romanisti provenendo da viale Palmiro Togliatti, si scorge sulla sinistra un primo complesso omogeneo di edifici contraddistinti dalla struttura portante in cemento armato a vista, posta in accentuato sottosquadro rispetto al paramento in cortina laterizia: all’angolo sud tra via Cassioli e via Lupi, alloggi in linea a tre piani, disposti a L, si staccano dal filo stradale per dare spazio a fasce di verde. L’insieme, riferibile al gruppo Paniconi, trova continuità sul lato opposto di viale dei Romanisti e si integra, nella soluzione delle finiture, con il nucleo progettato dall’équipe Pediconi, che chiude questo percorso. Si possono notare sia l’apparecchiatura traforata in mattoni, posta a segnalare la presenza degli stenditoi a mo’ di fregio di coronamento, sia la sutura tra i due corpi, non perfettamente perpendicolari tra di loro, affidata a una serie di logge sovrapposte, oggi inesorabilmente chiuse da verande. Da rilevare il piccolo fabbricato a un piano posto all’angolo con via Marforio, in origine adibito a negozio, che presenta la particolare tessitura alterna di mattoni negli spigoli e, accanto ad esso, la torre a 7 piani che mostra i pilastri d’angolo a sezione rastremata e intervalla sui prospetti la presenza di balconi e di logge dal parapetto in cortina laterizia lavorata a schema libero.

Mercato coperto

Mercato coperto

 

Proseguendo verso nord su via Marforio si giunge nel complesso progettato dal gruppo Passarelli: dominati dalla presenza della torre, alta 7 piani e a pianta cruciforme, gli altri fabbricati in linea, a 3 e 5 piani, appaiono caratterizzati dall’inversione del trattamento superficiale in cortina realizzata, in questo caso, in sottosquadro.
Tra gli edifici, ampi spazi alberati contribuiscono a conformare un ambiente ombreggiato e gradevole per la sosta, anche se in parte deturpato dalla presenza delle automobili parcheggiate. Il gruppo di edifici si completa con il fabbricato in linea su via Lupi, caratterizzato da originali balconi in mattoni, oggetto anch’essi di qualche alterazione.
Nell’area centrale del quartiere, a nord di viale dei Romanisti, si incontrano altri edifici attribuibili al gruppo coordinato da Ballio Morpurgo. A sinistra di via Lupi, nell’area prospiciente il lotto occupato dalla chiesa, e, in fondo alla strada, all’angolo con via Peresio, sorgono edifici in linea, interamente rivestiti in mattoni, segnati da fasce marcapiano bianche, e scanditi dalla presenza di timpani, corrispondenti ai blocchi trasversali sporgenti sui fronti retrostanti.

Affianco al primo gruppo, un edificio a 6 livelli sembra evocare, con il porticato in travertino al piano terra, le facciate monumentali del ventennio mentre, proseguendo su via Lupi, si scorgono, sia a destra che a sinistra, su basamenti in tufo corrispondenti al piano delle cantine, edifici a 3 piani di sobria eleganza per il trattamento della superficie a cortina, dai giunti in profondo sottosquadro, che interseca, mediante un curioso sistema ritmico di laterizi, le travi in vista della struttura portante in cemento armato.

Oltre alle schermature laterizie delle logge, realizzate artigianalmente in mattone sagomato, sono da rilevare i dettagli dell’attacco tra il blocco edilizio e la copertura, adeguatamente distaccata per mezzo di un fregio laterizio, che assolve alla funzione di ventilazione degli stenditoi allocati nel sottotetto.

Un fotogramma del film "Mamma Roma"

Un fotogramma del film “Mamma Roma”

 

Su via Berneri, contraddistinta per l’ampiezza determinata dalla presenza dei tralicci di alta tensione e lasciata a verde, si attesta l’insieme di alloggi del gruppo Boselli: case in linea a 3 e a 4 piani, dal prospetto rifinito alternando superfici intonacate, struttura in cemento armato e cortina laterizia, mostrano, senza particolari accenti di originalità, un vistoso gioco di balconi sporgenti e logge. Accanto ad esso, si scorge il complesso di Montuori che, pur nella vivacità dell’articolato disegno dei prospetti, appare appiattito dalla scelta del rivestimento delle superfici, privo delle variazioni cromatiche tipiche del laterizio tradizionale. L’impegno del gruppo si estende, al di là della strada, con una torre dall’interessante pianta ad H sfalsata.

Nella fascia di isolati tra via Berneri e via di Torre Spaccata, limite orientale del quartiere, si dispiegano quindi gli edifici del gruppo diretto da Giuseppe Nicolosi, rispondenti a una ricerca progettuale di sobria compostezza, basata su un’equilibrata composizione delle facciate in laterizio con raffinati coronamenti traforati.

All’angolo tra viale dei Romanisti e via di Torre spaccata, il lotto, oggi occupato da una stazione di servizio, avrebbe dovuto ospitare una torre a pianta composita, mai realizzata, oggetto di un approfondito studio dell’ingegnere romano.

Un'altra pianta di Torre Spaccata: trova la differenza?

Un’altra pianta di Torre Spaccata: trova la differenza?

Spostandosi nel settore meridionale del quartiere, su viale dei Romanisti, si scopre un insieme di edifici in linea riconoscibili dalla singolare soluzione adottata, nel prospetto laterale, per gli stenditoi, chiusi interamente da pannelli incannucciati; mentre, proseguendo su via Rugantino, si giunge alla torre firmata da Castellazzi. A caratterizzarla, con una punta di civetteria, sono i balconi molto sporgenti, una sorta di ponti levatoi aggettanti dalla massa muraria compatta del blocco edilizio, i cui prospetti appaiono variegati grazie all’utilizzazione di tessiture traforate, poste a schermare le logge degli stenditoi.

Una rimarchevole originalità può essere riconosciuta al complesso progettato da Plinio Marconi, prospiciente la zona dei servizi (mercato, scuola). Una serie di case in linea mostrano soluzioni di facciata alquanto inconsuete: targhe frontali a 3 o 5 piani in cortina laterizia vengono inquadrate da un’unica cornice, costituita dai pilastri laterali in cemento armato a vista e da un coronamento conformato da una gronda sporgente che racchiude le singole unità abitative, affidando alle logge sovrapposte la sutura tra i v ari corpi edilizi, talvolta disposti in sequenza sfalsata. Sui fianchi emerge in superficie la struttura degli orizzontamenti che scandiscono, diversamente dai prospetti principali, grandi superfici rifinite a intonaco.

Sull’isolato adiacente si eleva, dello stesso autore, la torre a 7 piani, dalla pianta a elica molto compatta, sopraelevata da terra per mezzo di un basamento e coperta da un tetto a quattro falde, staccato dal corpo dell’edificio dal taglio continuo della loggia di coronamento.

Segue, a completare il nostro periplo del quartiere, l’edificio costituito da blocchi sfalsati che sorge su via Pellini, riconoscibile dalle aguzze pensiline poste a segnalare la presenza di volumi a sporto triangolare, secondo un modello già proposto da Mario Ridolfi a Terni e a Roma, nel quartiere Tiburtino: un elemento che, con la sua forza di rottura, sembra attivare vibranti smagliature nella cortina laterizia, riproposte anche agli angoli terminali degli edifici.

Tornati nuovamente in viale dei Romanisti, l’itinerario si chiude con l’insieme di edifici firmati dal gruppo Pediconi: come in altri casi, i fabbricati si inoltrano con una propaggine sul fronte opposto di viale di Romanisti, integrandosi armonicamente con quelli realizzati da Paniconi, tanto per la scelta di materiali, quanto per l’adozione di un lessico comune, sperimentato dai due progettisti nella comune pratica professionale, sia pure qui offerto con sfumature che contraddistinguono i due diversi settori. Da notare le apparecchiature di mattoni nelle superfici che mascherano le logge e gli stenditoi nel sottotetto delle torri, oltre alla singolare soluzione dei vistosi timpani cementizi eretti a prof ilare il volume degli stenditoi, nei fabbricati che si snodano tra viale dei Romanisti e via Marforio.

Altre foto che riprendono i primi anni del nostro quartiere si possono trovare sul sito della Parrocchia di S. Maria Regina Mundi. http://www.mariareginamundi.org/parrocchia/pillole1.html

Avete foto di Torre Spaccata negli anni ’60?


 

[1] Pubblicata a seguito della mostra dedicata al periodo di attività edilizia dell’INA-Casa, ospitata presso il Centro per le Arti Contemporanee di Roma a cura della Direzione Generale per l’Arte e l’Architettura Contemporanea (DARC) nel gennaio 2002.

1 Comment

  1. Salve
    Dovrei reperire licenza, abitabilitá e planimetria (sempre che ci siano) di un appartamento dell’Ina Casa a Roma loc. Torre Spaccata.
    La richiesta all’archivio storico di via Leonida Bissolati non ha avuto successo e non hanno neanche informazioni utili sul dove poter reperire i progetti ed i documenti che mi occorrono.
    Avete a disposizione della documentazione che mi potrebbe servire? Anche sapere dove trovare le piante che avete pubblicato mi potrebbe essere di grande aiuto.
    Grazie

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